I LUOGHI

 

Genova, 1 febbraio 2005

 

 

IL CIRENEO - Romanzo

di Arturo Molinari

Ed. Ibiskos-Ulivieri, Empoli, 2013

(http://www.ibiskosulivieri.it)

distribuzione a cura di IBS

(http://www.ibs.it/editore/Ibiskos+Ulivieri/ibiskos+ulivieri.html)

o prenotabile tramite il vostro libraio di fiducia.

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Quando per la prima volta raccontai a Silvia, l'amica scrittrice e biologa, la mia idea per un racconto apocalittico e "virale" era il 2005 e pensavo di avere davanti tutto il tempo per costruire nuovi personaggi e un nuovo genere di storie, appena terminata l'ultima trilogia della "Tenenza di Casteldisasso".

Quando Mauro, uno dei mei revisori più attenti, mi consigliò di togliere la maggior parte dei riferimenti paleoantropologici dagli ultimi racconti di Casteldisasso, feci fatica a seguirlo. L'idea dell'isola mi piaceva, mi era costata lunghe letture e riflessioni, poi lui mi disse che avrei potuto costruirci attorno un successivo racconto e mi accontentai. Era il 2006, avevo chiuso l'ultima trilogia cosciente che le nuove attività artistiche intraprese con gli amici del Gruppo G4 mi avrebbero tenuto lontano dalla scrittura, il che fu vero solo in parte.

Infatti non potei esimermi dal continuare a scrivere le pagine del nostro diario, che nel 2011 ebbero onore di stampa col titolo "Le Cronache del G4". Una serie di divententi avventure e disavventure, divertenti non per merito del cronista, cioè io, ma soprattutto per la simpatia, la verve e la buona disposizione dei colleghi.

A quel punto non avevo più scuse a cui appellarmi. Iniziai a scrivere il romanzo col titolo provvisorio "Il Samaritano", poi tramutato ne "Il Cireneo". Non ci volle molto a capire che i nuovi personaggi faticavano a materializzarsi, nessuno di loro aveva una storia, mi erano totalmente estranei. Finalmente mi ricordai un'azzeccata citazione letta molto tempo prima: "il romanzo è cannibale". Mario Vargas Llosa intendeva dire che il romanziere è cannibale, si nutre di ogni manifestazione dell'umanità che lo circonda, invece io mi lasciai cannibalizzare dai miei racconti, dai miei personaggi, quelli che sentivo miei perché io li avevo creati, personaggi di pura fantasia ma ormai tanto veri da sembrare animati di vita propria. Mi rivolsi a loro in piena fiducia e non mi delusero. Ripresi in mano la chiosa dell'ultimo racconto, dove a Genova Berto e Desi avevano finalmente realizzato un tentativo di convivenza, 27 anni dopo i fatti avvenuti in Maremma. Potevo partire da lì, anzi potevo saltare direttamente alla fine di quella esperienza, all'inverno del 2005, proprio nel mezzo di quella nevicata che ricordavo bene. Senza cercare metafore, una bella nevicata poteva segnare la fine di un amore disatteso e l'inizio di una nuova avventura. Rintracciare tutti gli altri personaggi sarebbe stato facile, ricostruirli trent'anni dopo, sarebbe stato divertente. Questa nuova storia avrebbe avuto lo spazio per ospitare tutte le teorie e le illazioni paleoantropologiche e teosofiche che avevo nel frattempo sviluppato. L'elemento principale, il virus, era già pronto per fornire il titolo al libro e la trama che ne giustificasse la scrittura.

 

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 Presentazione a Empoli                 Fiera del libro a Torino                Premio Padus Amoenus 2013

Presentazione a Livorno              Presentazione alla Rotonda d'Ardenza

 

 

 

 

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